Aspetti psicologici

Non esiste un modo giusto ed unico per vivere con la malattia tumorale. Oggi quasi il 50% delle persone ammalate di tumore guarisce e tra i linfomi ci sono molte forme guaribili. La diagnosi di una malattia come il linfoma è comunque un evento destabilizzante per il paziente e anche per la sua famiglia. Ogni persona vive la paura della malattia, l’insicurezza del futuro, la rabbia per essersi ammalata. Le dimensioni coinvolte nei cambiamenti sono quella fisica, quella relazionale e quella psicologica. Il disorientamento iniziale deve però lasciare il posto alla speranza, al coraggio e alla volontà di vivere. Questo passaggio non è né semplice né immediato perché richiede lo sforzo di non rinchiudersi nel proprio guscio, di coinvolgere i propri familiari e di informarsi sempre sul decorso della malattia.

Con l’insorgenza della malattia le relazioni tra le persone spesso si modificano perché la qualità di vita del malato per un certo periodo può essere pregiudicata e i familiari possono anche non essere preparati e capaci a supportarlo. Se il dialogo diventa aperto, se esiste condivisione sulle decisioni da prendere, pur rimanendo il malato sempre e comunque l’ultimo decisore, i rapporti interpersonali possono diventare perfino più intensi.

Spesso si rivela importante il sostegno di uno psicologo esperto che possa essere di aiuto nei momenti delicati e nelle dinamiche di “gestione” della malattia. Una valutazione non puntuale delle implicazioni emotive connesse con la diagnosi e le cure per un linfoma può comportare per il paziente la comparsa di depressione o accentuare sentimenti depressivi preesistenti, che possono interferire con la collaborazione del paziente e con l’esito stesso delle cure.

L’inserimento di uno psiconcologo nello staff curante, secondo un approccio multidisciplinare integrato, è importante per garantire la migliore assistenza possibile durante il percorso terapeutico. La consulenza di un esperto è un aiuto per accettare e comprendere le reazioni provocate dallo stress della malattia, per gestire le difficoltà emozionali e per affrontare il percorso di cura con un atteggiamento positivo. Questo tipo di servizio di consulenza è talvolta proposta dallo stesso medico ematologo – oncologo che informa il paziente sui servizi presenti presso il centro di cura. Il paziente tuttavia non è obbligato ad usufruirne. La scelta di seguire un percorso di supporto psicologico è assolutamente libera e spetta al paziente.

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