#GivingTuesday: Fondazione Italiana Linfomi partecipa alla giornata mondiale del dono

Martedì 27 novembre sarà possibile donare a favore del progetto “Destinazione Giusta Cura” per aiutare i medici nella scelta della cura migliore per ogni tipo di linfoma

Per il secondo anno consecutivo FIL · Fondazione Italiana Linfomi partecipa a #GivingTuesday, la giornata mondiale del dono che, nel 2018, si celebra martedì 27 novembre. #GivingTuesday nasce negli Stati Uniti nel 2012 per celebrare e diffondere la cultura del dono, attraverso il sostegno a progetti di solidarietà, e arriva in Italia nel 2017 grazie a AIFR – Associazione Italiana di Fundraising: da allora ha coinvolto 200 organizzazioni non profit e migliaia di persone, sostenendo progetti e azioni di solidarietà tramite la piattaforma di crowdfunding ungiornoperdonare.it.

Durante tutta la giornata di martedì 27 novembre sarà dunque possibile sostenere il progetto “Destinazione Giusta Cura” di FIL, che ha l’obiettivo di aiutare i medici nella scelta della cura migliore per ogni tipo di linfoma. Donando a favore di “Destinazione Giusta Cura”, sarà possibile contribuire al finanziamento di revisioni da parte di esperti dei risultati della Pet (la diagnostica per immagini all’avanguardia per la localizzazione dei tumori) per indirizzare il paziente alla terapia più adeguata; ma anche di spedizione e analisi presso laboratori specializzati di campioni biologici, necessari all’esame della Malattia Minima Residua (MRD), per misurare la presenza di cellule tumorali residue nel sangue o nel midollo osseo dopo una terapia e indirizzare i pazienti a terapie personalizzate sul profilo di rischio di recidiva. Per dare un’idea di impegno economico per 1 solo paziente, la revisione PET ha un costo di 122 euro, mentre l’analisi della Malattia Minima Residua circa 650 euro, a cui si aggiungono 25 euro per la spedizione di 1 campione biologico ai laboratori centralizzati.

In Italia i linfomi sono la patologia onco-ematologica più diffusa in tutte le fasce d’età: ogni anno colpiscono circa 15.000 nuovi pazienti, 40 nuovi casi al giorno, quasi 2 ogni ora. Negli ultimi 20 anni la ricerca ha fatto grandi passi avanti, ma c’è ancora molto da fare: solo grazie al sostegno di cittadini, aziende e istituzioni è possibile sviluppare nuovi studi clinici e raggiungere risultati promettenti. Per questo FIL · Fondazione Italiana Linfomi nasce nel 2010 per sviluppare progetti di ricerca scientifica no profit e indipendenti per la cura dei linfomi: in meno di 10 anni ha condotto oltre 70 studi clinici, coinvolgendo 152 centri in tutta Italia e collaborando con organismi internazionali con gli stessi obiettivi di studio.

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Si conclude la Riunione Nazionale FIL, che ha posto le basi per protocolli di ricerca e di cura condivisi

Le considerazioni del Presidente FIL Michele Spina e del Vicepresidente Francesco Merli

Tre giorni nel corso dei quali più di 250 medici, ricercatori e componenti del Gruppo pazienti che collaborano con Fondazione Italiana Linfomi si sono confrontati sugli ultimi sviluppi della ricerca scientifica, le terapie maggiormente innovative, le indicazioni sullo stile di vita per la prevenzione e la ripresa di una vita attiva e “normale” dopo essere guariti dal linfoma.

La Riunione Nazionale FIL che si conclude oggi a Rimini è stato un evento la cui importanza va al di là del semplice (ma pur fondamentale) convegno scientifico. Vi hanno partecipato i rappresentanti di 75 dei 152 centri di ricerca che collaborano con la Fondazione da tutta Italia, tra ospedali, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, aziende sanitarie locali, centri universitari.
Sono intervenuti, da domenica ad oggi, martedì 13 novembre, 79 relatori, davanti a una platea estremamente qualificata composta da 187 iscritti, per 266 partecipanti complessivi.

Quali sono gli aspetti più interessanti emersi durante i lavori lo spiega il Presidente FIL, Michele Spina: “La Riunione Annuale è un momento fondamentale nella vita della Fondazione: è il momento in cui riusciamo a mettere insieme tutte le professionalità che si occupano della terapia dei linfomi e migliorare la cura dei pazienti. Quest’anno a Rimini ci siamo confrontati in particolare sugli ultimi protocolli di ricerca che permettono di migliorare le conoscenze in ambito clinico e in ambito scientifico, così da avere le basi comuni per il miglior approccio terapeutico, mantenendo l’alto livello culturale e tecnico della Fondazione, collocandola ai più alti standard in ambito internazionale. Inoltre quest’anno abbiamo inteso migliorare la nostra attività su alcune aree strategiche come la comunicazione verso il grande pubblico, così da tradurre il nostro lavoro in termini accessibili e comprensibili da tutta la popolazione, anche attraverso gli strumenti più diretti come i social e il nostro sito, che abbiamo aggiornato attraverso l’adozione del nuovo logo e la nuova immagine coordinata. Un altro momento fondamentale della Riunione sono state le premiazioni di studi condotti da giovani ricercatori, i quali trasmettono una grande fiducia per il futuro. Abbiamo consegnato il Premio Brusamolino, sostenuto da FIL insieme a Fondazione Malattie del Sangue Onlus (FMS), con il patrocinio della Rete Ematologica Lombarda (REL), alle dottoresse Chiara Pighi e Valeria Romina Spina, e abbiamo assegnato l’importante Bando Giovani Ricercatori, per il quale ringraziamo il sostegno di Fondazione Giulia Maramotti e Fondazione GRADE Onlus, al dottor Simone Ferrero”.

Aggiunge il Vicepresidente FIL, Francesco Merli: “La Riunione plenaria offre anche la possibilità di dare vita a protocolli condivisi, con l’obiettivo di ottenere risultati nella ricerca clinica e biologica, ma anche un obiettivo che potremmo definire “educazionale”, ossia la possibilità per i pazienti di essere trattati con protocolli analoghi su tutto il territorio nazionale. Tra i risultati più interessanti emersi in queste giornate di lavoro ci sono i riscontri e riconoscimenti internazionali per gli studi condotti dai centri che collaborano con FIL, con pubblicazioni su riviste scientifiche e contributi effettuati a congressi italiani, europei ed extraeuropei: avremo alcuni contributi di particolare importanza che saranno presentati anche al prossimo Congresso americano di ematologia. Si tratta di un grande riconoscimento in quanto significa che la ricerca italiana nell’ambito dei linfomi ha un valore identificato anche dai ricercatori degli altri Paesi”.

La giornata conclusiva della Riunione annuale, all’Hotel Savoia di Rimini, vede la presentazione dei propri report da parte della Commissione linfomi indolenti, diretta dal Professor Luca Arcaini (Direttore dell’Ematologia del Policlinico S.Matteo di Pavia) sullo studio di prima linea sui linfomi follicolari in cui si valuta l’utilità della PET e la risposta molecolare nell’ottimizzare le cure, e sullo studio internazionale coordinato da FIL sulla Macroglobulinemia di Waldeström; infine la Commissione linfoma di Hodgkin, di cui è responsabile il Professor Umberto Ricardi (Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino) sullo studio FIL Rouge, unico attivo in ambito FIL sul linfoma di Hodgkin in prima linea, e vincitore del bando Aifa per la ricerca indipendente, anche alla luce delle novità emerse dal Meeting sul linfoma di Hodgkin di Colonia svoltosi dal 27 al 29 ottobre scorso.

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Un Master dedicato alla gestione clinica dei pazienti con linfoma

Un’opportunità per giovani medici e ricercatori: verrà attivato il Master universitario interateneo di II livello su “Diagnosi e terapia dei pazienti con linfoma e malattie linfoproliferative” per l’anno accademico 2018/2019, presso l’Università di Udine, in collaborazione con Università di Trieste e FIL.

Il Master si propone di formare un medico già specializzato in ematologia, oncologia e medicina interna nella gestione clinica dei pazienti affetti da linfoma.

L’intervento del Prof. Zaja (responsabile Commissione Linfomi T · FIL) che illustra importanza e contenuti del Master

 

Tutte le informazioni sul Master >>

Il link alla pagina dell’UNIUD con le modalità di iscrizione >>

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Simone Ferrero vince il Bando Giovani Ricercatori 2018

Simone Ferrero, classe 1982, si aggiudica il Bando Giovani Ricercatori 2018: 100 mila euro per finanziare il suo innovativo progetto di ricerca sui linfomi

Il finanziamento, per sostenere i giovani ricercatori sotto i 40 anni, è reso possibile da Fondazione Italiana Linfomi, Fondazione Giulia Maramotti e Fondazione GRADE Onlus

C’è grande entusiasmo in ambito scientifico. Ora il Bando Giovani Ricercatori 2018, promosso da FIL · Fondazione italiana Linfomi, ha un vincitore: il suo nome è Simone Ferrero, classe 1982, ricercatore a tempo determinato presso l’Ematologia Universitaria dell’A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino.

Il Dott. Ferrero  ha ottenuto il pieno consenso della commissione scientifica (composta tra gli altri anche da un rappresentante dei pazienti) proponendo il progetto dal titolo “Minimal residual disease (MRD) analysis by next-generation sequencing (NGS) in follicular lymphoma (FL) patients lacking a molecular marker: application to the FIL “FOLL12” trial (BIO-FOLL12)”, che otterrà il finanziamento di 100.000 euro erogato dal Bando Giovani Ricercatori 2018: un’iniziativa resa possibile grazie a fondi messi a disposizione da FIL, Fondazione Giulia Maramotti e Fondazione GRADE Onlus per sostenere l’attività scientifica di giovani ricercatori italiani sotto i 40 anni e la crescita di gruppi di ricerca all’interno dei centri italiani, che fanno parte di FIL e che si occupano di diagnosi e terapia dei linfomi.

Il Dott. Ferrero è stato premiato ufficialmente oggi, nel corso dell’annuale Riunione Nazionale della Fondazione Italiana Linfomi, in corso a Rimini dall’11 al 13 novembre. Il suo progetto è stato scelto in particolare per gli aspetti innovativi nella gestione terapeutica dei pazienti con linfoma: lo studio infatti si pone l’obiettivo di arrivare a terapie sempre più personalizzate, efficaci e con minori effetti collaterali contro il linfoma follicolare, una patologia che ha la caratteristica di recidivare. Grazie a innovative tecniche molecolari, il progetto punta ad ampliare l’analisi della malattia minima residua (cioè la presenza anche di pochissime cellule tumorali resistenti al trattamento) nel maggior numero di pazienti, oggi possibile solo in circa il 50% dei casi di linfoma follicolare.

In Italia i linfomi sono la patologia onco-ematologica più diffusa in tutte le fasce d’età: ogni anno colpiscono circa 15.000 nuovi pazienti, 40 nuovi casi al giorno, quasi 2 ogni ora. Negli ultimi 20 anni la ricerca ha fatto grandi passi avanti, ma c’è ancora molto da fare: solo grazie al sostegno di cittadini, aziende e istituzioni è possibile sviluppare nuovi studi clinici e raggiungere risultati promettenti. 

Il nostro progetto, finanziato dal bando Giovani Ricercatori 2018 della Fondazione Italiana Linfomi, è dedicato al linfoma follicolare. Questa malattia, piuttosto frequente fra i tumori del sangue, benché in genere risponda bene ai trattamenti, ha però la caratteristica di recidivare, cioè di ritornare a una distanza compresa fra alcuni mesi o diversi anni dopo la terapia. Per individuare i pazienti a maggiore rischio di recidiva si può studiare la malattia minima residua (cioè la presenza anche di pochissime cellule tumorali resistenti al trattamento) su prelievi di sangue o midollo osseo. A oggi questa analisi è possibile solo in circa il 50% dei casi di linfoma follicolare e il nostro progetto ha proprio l’obiettivo di rendere applicabile questo esame nel maggior numero di pazienti possibile, grazie all’utilizzo di tecniche molecolari di nuova generazione. Una volta ottenuti, questi risultati potranno essere molto preziosi nell’indirizzare i pazienti verso terapie sempre più personalizzate, con il fine ultimo di offrire a ogni singola persona un trattamento più efficace e con minori effetti collaterali.

Dott. Simone Ferrero, vincitore Bando Giovani Ricercatori 2018

Per la nostra Fondazione questo progetto di finanziamento di ricerca è il naturale proseguimento delle attività di sostegno alla Ematologia di Reggio Emilia che durano da più di 15 anni. Ciò che abbiamo apprezzato in questo progetto è il respiro nazionale e il carattere compensativo. Significa riconoscere e mappare i talenti giovani del nostro Paese e dare una opportunità all’interno dei nostri confini di fare una ricerca di respiro internazionale.

Dott. Luigi Maramotti, Presidente Fondazione Giulia Maramotti

Il bando giovani ricercatori, finanziato da Fondazione Italiana Linfomi, Fondazione Giulia Maramotti e Fondazione GRADE Onlus, rappresenta un’importante opportunità per i nostri giovani di consolidare le proprie conoscenze nell’ambito dei linfomi e contribuire in modo significativo al miglioramento della pratica clinica, nell’ottica di fornire ai pazienti le migliori cure disponibili. Da presidente di FIL sono veramente contento sia per il numero di progetti presentati sia per l’elevata qualità scientifica degli stessi. Scegliere un vincitore non è stato facile, proprio perché tutti i progetti avrebbero meritato di vincere, ma la scelta è stata fatta in rapporto – oltre che al curriculum scientifico del candidato e alla realizzabilità del progetto – anche in base alla continuità di lavori in ambito FIL e alle ricadute immediate che i risultati potranno avere nella pratica clinica di tutti i giorni. Desidero complimentarmi con tutti i partecipanti, ringraziare chi ha sostenuto questa iniziativa e tutti coloro che hanno partecipato alla valutazione dei progetti.

Dott. Michele Spina, Presidente Fondazione Italiana Linfomi

Da 30 anni la Fondazione GRADE Onlus di Reggio Emilia (Gruppo Amici dell’Ematologia) ha come obiettivo sostenere innovativi progetti di ricerca e assistenza per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncoematologici. Una mission che portiamo avanti con un occhio di riguardo ai giovani, che rappresentano il vero ponte verso un futuro di speranza. Per questo affiancare la Fondazione Italiana Linfomi ha rappresentato per noi l’opportunità di contribuire in modo concreto non solo a un importante progetto, ma anche – più in generale – a una cultura della ricerca scientifica che in Italia deve mantenere standard di assoluta eccellenza, per garantire ai pazienti e alle loro famiglie nuove risposte diagnostiche, terapeutiche e assistenziali.

Roberto Abati, Direttore Generale Fondazione GRADE Onlus

Fondazione Giulia Maramotti

La Fondazione Giulia Maramotti, intitolata alla madre del Cavaliere del Lavoro Achille Maramotti, è stata costituita nel 1994 con lo scopo di sostenere, promuovere e gestire progetti nel campo dell’istruzione, della formazione e dell’educazione culturale per i giovani. La maggioranza di queste iniziative è caratterizzata dalla volontà di trasferire alle nuove generazioni conoscenze tecniche e professionali nel settore moda e di sviluppare metodologie innovative per l’applicazione della creatività al fashion design. In queste attività sono stati coinvolti più di 600 giovani che hanno poi trovato lavoro nelle aziende di settore dell’Emilia-Romagna. Nell’ambito della ricerca scientifica, la Fondazione Giulia Maramotti dal 2002 sostiene il GRADE, a livello nazionale e internazionale, per favorire la ricerca clinica e di laboratorio su linfomi e altre malattie linfoproliferative.

Fondazione Italiana Linfomi

La Fondazione Giulia Maramotti, intitolata alla madre del Cavaliere del Lavoro Achille Maramotti, è stata costituita nel 1994 con lo scopo di sostenere, promuovere e gestire progetti nel campo dell’istruzione, della formazione e dell’educazione culturale per i giovani. La maggioranza di queste iniziative è caratterizzata dalla volontà di trasferire alle nuove generazioni conoscenze tecniche e professionali nel settore moda e di sviluppare metodologie innovative per l’applicazione della creatività al fashion design. In queste attività sono stati coinvolti più di 600 giovani che hanno poi trovato lavoro nelle aziende di settore dell’Emilia-Romagna. Nell’ambito della ricerca scientifica, la Fondazione Giulia Maramotti dal 2002 sostiene il GRADE, a livello nazionale e internazionale, per favorire la ricerca clinica e di laboratorio su linfomi e altre malattie linfoproliferative.

Fondazione GRADE Onlus

GRADE (Gruppo Amici dell’Ematologia) nasce a Reggio Emilia come associazione senza scopo di lucro nel 1989 e, nel 2015, diventa Fondazione Onlus. Da 30 anni sostiene l’attività ospedaliera del Reparto di Ematologia dell’AUSL – IRCCS di Reggio Emilia, finanziando innovativi progetti di ricerca e assistenza per migliorare la qualità di vita dei pazienti oncoematologici. Formata da medici, infermieri e personale del Reparto, ma anche da ex pazienti e famiglie, negli ultimi anni l’impegno di GRADE è cresciuto grazie a donazioni e iniziative speciali, ma soprattutto grazie al prezioso sostegno di soci, volontari, aziende, artisti, istituzioni e cittadini. Negli ultimi anni, due grandi sogni sono diventati realtà: GRADE ha raccolto 3 milioni di euro in 5 anni per contribuire alla costruzione del CORE (Centro Oncoematologico di Reggio Emilia), polo d’eccellenza per la lotta contro i tumori, inaugurato nel 2016; mentre nel 2018, in un solo anno, è riuscita a donare all’AUSL di Reggio Emilia una nuova, avveniristica PET del valore di 2 milioni di euro, per diagnosticare precocemente i tumori.

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Dalla Riunione Nazionale FIL a Rimini elementi di grande interesse per la lotta ai linfomi

Stanno emergendo temi e spunti di grande interesse dalla Riunione Nazionale Plenaria della Fondazione Italiana Linfomi, in corso a Rimini, all’Hotel Savoia, fino a domani, martedì 13 novembre. Medici, ricercatori ma anche rappresentanti del Gruppo Pazienti si stanno confrontando sugli ultimi passi avanti condotti nell’ambito della cura dei linfomi. Oggi in Italia i linfomi rappresentano la patologia onco-ematologica più diffusa in tutte le fasce di età, con 15.000 nuovi pazienti ogni anno. Grazie alla ricerca e l’affinarsi di nuove terapie, i tassi di guarigione sono fortunatamente attestati su livelli alti, arrivando fino all’80% per i linfomi di Hodgkin, e le prospettive per il futuro consentono ottimismo, visto che si prevede una forte crescita di queste percentuali. Ma la ricerca, e anche momenti di scambio come questa Riunione Nazionale annuale, sono essenziali per proseguire verso questi obiettivi. Inoltre, una scelta che è stata presentata questa mattina dal Presidente FIL Michele Spina è stata quella di dare una nuova spinta alla comunicazione, per far conoscere in modo più ampio l’attività della Fondazione non soltanto a personale medico e “addetti ai lavori” (tra i quali peraltro questa realtà è già oggi ben nota e stimata) ma anche dal grande pubblico. Tra le azioni previste in questo senso, oggi è stato ufficialmente presentato il nuovo logo di Fondazione Italiana Linfomi, ideato dall’agenzia di comunicazione e marketing Kaiti expansion. Un logo che sarà alla base di nuove strategie per trasmettere in modo integrato, unitario e coerente i valori e gli obiettivi FIL: “Chi ricerca ama” è il messaggio legato al nuovo logo,in cui il tema dell’amore è inteso come motore che muove la ricerca scientifica e l’impegno di medici e pazienti in una forte tensione verso la vita. L’elemento grafico, contenente le iniziali della Fondazione, è formato da un intreccio di petali che si intersecano tra loro, simbolo di vitalità e di unione di intenti, e il colore verde, in continuità con il logo precedente, colore che a livello globale identifica l’attività di ricerca sui linfomi.

Inoltre sono stati ufficialmente consegnati i premi del concorso Brusamolino, andati a Chiara Pighi e Valeria Romina Spina (https://filinf.it/due-giovani-ricercatrici-si-aggiudicano-il-premio-brusamolino/). I due premi (del valore di 5.000 euro ciascuno) erano stati messi a disposizione da Fondazione Italiana Linfomi Onlus (FIL) e Fondazione Malattie del Sangue Onlus (FMS), con il patrocinio della Rete Ematologica Lombarda (REL).

La giornata di lavori ha visto anche relazioni importanti inerenti l’attività delle varie commissioni e, tenuta dal presidente FIL dott. Michele Spina, sull’attività complessiva della Fondazione, sugli studi realizzati e pubblicati, gli eventi promossi dal nord al sud della Penisola, sul coordinamento della rete che oggi riunisce 152 centri di ricerca in tutta Italia tra ospedali, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, aziende sanitarie locali, centri universitari.
Inoltre hanno proposto le proprie relazioni la Commissione Radioterapia, che sta portando avanti un progetto di ottimizzazione delle tecniche di trattamento e modulazione di intensità delle localizzazioni mediastiniche, ovvero trattamenti che riguardano molto spesso pazienti giovani e gravati dalla potenziale tossicità a lungo termine, guidata dal dottor Gabriele Simontacchi ( Radioterapia all’Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze); la Commissione Anziani, Responsabile la dott.sa Alessandra Tucci, il cui lavoro va nella direzione di fornire un valido strumento per la valutazione multidimensionale del paziente anziano, che sia di supporto alle decisioni terapeutiche, e di favorirne l’ampio utilizzo nella pratica clinica e sta anche elaborando una proposta di studio per la valutazione della sarcopenia (perdita di massa e forza muscolare) e dello stato nutrizionale come parametri di valutazione nello stato generale dei pazienti senili; la Commissione Linfomi Cutanei, guidata dal professor Emilio Berti (direttore della U.O.C. Dermatologia dell’Ospedale Maggiore Policlinico – Fondazione Cà Granda IRCCS di Milano) che segue tematiche quali il microambiente tumorale e la progressione nella micosi fungoide, il più diffuso linfoma cutaneo a cellule T, per sviluppare strategie di contrasto e standardizzare protocolli di fototerapia nei linfomi di questo tipo. Nel pomeriggio verranno presentate invece le relazioni del Gruppo di lavoro di Biostatistica e raccolta dati, della Commissione Studi Biologici, responsabile la Dott.sa Ilaria Del Giudice, sullo studio sulla Malattia minima residua (MRD) nei quattro protocolli prospettici multicentrici Foll12, Mirò, Renoir e Flaz12 per il linfoma follicolare e Vrbac per il linfoma mantellare, e gli sviluppi attraverso nuovi studi biologici genetici e di microambiente; la Commissione Anatomo Patologi, il cui Responsabile è il Professor Luigi Ruco (Ordinario di Anatomia Patologica all’Università La Sapienza di Roma) che affronterà il tema della diagnosi istologica di linfoma diffuso a grandi cellule B, aggiornata ai criteri Who 2017, tema di grande rilievo visto che il linfoma diffuso a grandi cellule B costituisce da solo circa il 30% di tutti i linfomi nei Paesi occidentali; infine la Commissione Imaging, responsabile il dottor Luigi Rigacci (Direttore dell’Ematologa dell’Ospedale S. Camillo di Roma) che si caratterizza anche per la funzione di servizio di intermediario fra medici nucleari, radiologi ed ematologi permettendo lo scambio di informazioni sulle competenze. Domani, martedì 13 novembre, la Riunione Nazionale Plenaria si concluderà con gli interventi delle ultime commissioni prima di dare l’arrivederci al prossimo anno.

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A Rimini l’assemblea plenaria FIL fa il punto su ricerca e terapie per contrastare i linfomi

Dall’11 al 13 novembre una occasione di confronto e presentazione dei progetti futuri

Fare il punto sulle ultime e più innovative terapie e sui passi avanti compiuti grazie alla ricerca. Illustrare i progetti futuri, sempre nell’ottica di coordinare e sostenere il lavoro degli oltre 150 centri di ricerca che in tutta Italia collaborano quotidianamente con la Fondazione. Proseguire il lavoro per migliorare diagnosi e terapie per i pazienti che devono affrontare la patologia del linfoma. Sono queste le coordinate entro le quali si muoverà l’Assemblea plenaria della Fondazione Italiana Linfomi, che quest’anno si svolgerà a Rimini, all’Hotel Savoia, domenica 11, lunedì 12 e martedì 13 novembre. Un fondamentale momento di incontro e confronto tra specialisti, di aggiornamento e condivisione del lavoro da portare avanti nell’immediato futuro. L’assemblea plenaria ha un’importanza capitale nel coordinare attività e azioni comuni tra i 152 centri Fil diffusi in tutto il territorio nazionale: ospedali, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, aziende sanitarie locali, centri universitari. 
Negli ultimi anni, gli sforzi sostenuti per far progredire la ricerca hanno dato risultati importanti, innalzando le percentuali di coloro che guariscono dal linfoma fino all’80%, ma ovviamente si deve compiere un grande sforzo per incrementare ulteriormente questi freddi numeri, dietro i quali ci sono persone con le loro storie ed esperienze. Proprio in quest’ottica, di curare non soltanto la patologia ma la persona nel suo complesso, Fondazione Italiana Linfomi persegue attraverso la rete dei centri di ricerca l’obiettivo di portare le cure migliori più vicine ai pazienti e alle loro famiglie, eccellenze cliniche di prossimità nella consapevolezza che un elemento di grande importanza per superare la malattia è anche la vicinanza delle persone care, un grande aiuto per affrontare il percorso terapeutico con la giusta disposizione d’animo.
Nello specifico, nell’arco delle tre giornate di lavori a Rimini, saranno presi in esame molteplici temi scientifici, dalle più recenti terapie complementari, l’introduzione delle innovative terapie CAR-T, la chemioterapia e i nuovi approcci terapeutici, fino ai risultati della più recente sperimentazione clinica, attraverso gli interventi dei rappresentanti delle commissioni e dei gruppi di lavoro della Fondazione che ne presidiano le diverse aree di intervento: linfomi aggressivi, lungosopravviventi e comorbidià, linfomi T, radioterapia, linfomi cutanei, studi biologici, anatomo patologi, imaging, commissione anziani, gruppo di lavoro di biostatistica e raccolta dati. 

Il lavoro delle Commissioni

Ogni Commissione ha un ruolo e un obiettivo importante per portare avanti azioni che rientrano nel progetto complessivo di FIL. Ad esempio la Commissione Lungosopravviventi, Comorbidità e Qualità della Vita, di cui è Responsabile il dottor Attilio Guarini (direttore U.O.C Ematologia IRCCS Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari): in Italia si calcola che circa 2 milioni e mezzo di persone siano vive oltre i 5 anni dalla diagnosi di neoplasia. I linfomi di Hodgkin e non-Hodgkin sono tra le 15 neoplasie a maggiore prevalenza in Italia e presentano elevati indici di cura, con sopravvivenze ad oltre 5 anni dalla diagnosi di circa il 60% per i linfomi non-Hodgkin e 80% per i linfomi di Hodgkin, con una proiezione di incremento di circa il 20% nei prossimi anni, grazie all’introduzione di terapie farmacologiche mirate e di metodiche diagnostiche molecolari e di imaging sempre più precise.
La Commissione Linfomi Aggressivi invece è guidata dalla dottoressa Monica Balzarotti (Ematologa presso l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, MI), ha l’obiettivo di integrare i lavori della commissione aggressivi con altre metodologie non di impronta clinico/terapeutica (commissione patologi, studi biologici, imaging). Questo gruppo di lavoro si occupa anche di alcuni linfomi rari per i quali mancano completamente linee guida nazionali e internazionali.
Responsabile della Commissione linfomi cutanei è il professor Emilio Berti (direttore della U.O.C. Dermatologia dell’Ospedale Maggiore Policlinico – Fondazione Cà Granda IRCCS di Milano): segue tematiche quali il microambiente tumorale e la progressione nella micosi fungoide, il più diffuso linfoma cutaneo a cellule T, per sviluppare strategie di contrasto e standardizzare protocolli di fototerapia nei linfomi di questo tipo.
La Commissione Imaging, responsabile il dottor Luigi Rigacci (Direttore dell’Ematologa dell’Ospedale S. Camillo di Roma) si caratterizza tra l’altro per la funzione di servizio di intermediario fra medici nucleari, radiologi ed ematologi permettendo lo scambio di informazioni sulle competenze.
La dottoressa Alessandra Tucci (Ematologa presso l’ASST Spedali Civili di Brescia) è la Responsabile della Commissione Linfomi dell’Anziano, che tra altre attività sta anche elaborando una proposta di studio per la valutazione della sarcopenia (perdita di massa e forza muscolare) e dello stato nutrizionale come parametri di valutazione nello stato generale dei pazienti senili.
La Commissione che si occupa dei linfomi T, Responsabile il professor Francesco Zaja, Direttore della SC Ematologia Asuits di Trieste, proporrà nel corso della plenaria una valutazione sull’andamento degli studi in corso, e in particolare c’è aspettativa elevata per i risultati dello studio sulla terapia Ptcl13, con le molecole di ultima generazione che inibiscono l’attività delle cellule tumorali e che coinvolgono i pazienti più giovani e i pazienti che non hanno risposto alle terapie standard.
Il Professor Umberto Ricardi, Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, dirige la Commissione sul linfoma di Hodgkin, che nell’ambito dell’assemblea riminese presenterà lo studio FIL Rouge, unico attivo in ambito FIL sul linfoma di Hodgkin in prima linea, e vincitore del bando Aifa per la ricerca indipendente, anche alla luce delle novità emerse dal Meeting sul linfoma di Hodgkin di Colonia svoltosi dal 27 al 29 ottobre.
La Commissione Radioterapia sta portando avanti un progetto di ottimizzazione delle tecniche di trattamento e modulazione di intensità delle localizzazioni mediastiniche, ovvero trattamenti che riguardano molto spesso pazienti giovani e gravati dalla potenziale tossicità a lungo termine, con l’obiettivo di arrivare a un documento che definisca i vincoli di dose agli organi a rischio. È guidata dal dottor Gabriele Simontacchi, Radioterapia all’Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze.
Il Professor Luca Arcani, Direttore dell’Ematologia del Policlinico S.Matteo di Pavia, è il Responsabile della Commissione linfomi indolenti, che in occasione della plenaria illustrerà lo studio di prima linea sui linfomi follicolari in cui si valuta l’utilità della PET e la risposta molecolare nell’ottimizzare le cure, inoltre lo studio internazionale coordinato da FIL sulla Macroglobulinemia di Waldeström,
La Dottoressa Ilaria Del Giudice dirige la Commissione Studi Biologici, che illustrerà lo studio sulla Malattia minima residua (MRD) nei quattro protocolli prospettici multicentrici Foll12, Mirò, Renoir e Flaz12 per il linfoma follicolare e Vrbac per il linfoma mantellare, e gli sviluppi attraverso nuovi studi biologici genetici e di microambiente.
Infine la Commissione Patologi, il cui Responsabile è il Professor Luigi Ruco, Ordinario di Anatomia Patologica all’Università La Sapienza di Roma, affronterà a Rimini il tema della diagnosi istologica di linfoma diffuso a grandi cellule B, aggiornata ai criteri Who 2017: un tema di grande rilievo visto che il linfoma diffuso a grandi cellule B costituisce da solo circa il 30% di tutti i linfomi nei Paesi occidentali.

Come è possibile comprendere anche dai temi affrontati dalle Commissioni, all’assemblea di Rimini non si parlerà soltanto di cure, terapie e medicinali, ma anche di aspetti legati alla qualità della vita in fase terapeutica e successiva alla guarigione, degli stili di vita atti alla prevenzione del linfoma, e delle attività di comunicazione portate avanti dalla Fondazione per aggiornare personale medico, pazienti e famiglie sugli ultimi passi avanti della ricerca.

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Due giovani ricercatrici si aggiudicano il Premio Brusamolino

Riconoscimento per due lavori che fanno compiere importanti passi avanti nella ricerca sul Linfoma

Sono due giovani ricercatrici, che hanno realizzato importanti e innovativi studi con l’obiettivo di migliorare diagnosi e terapie per le migliaia di persone che vengono colpite dal Linfoma ogni anno, che si sono aggiudicate il premio Brusamolino 2018, del valore complessivo di 10.000 euro. Il premio, destinato a ricercatori sotto i 40 anni, indetto in memoria del Dottor Ercole Brusamolino (ematologo, docente universitario e tra i fondatori, nel 1991, di Ayamé Italia) quest’anno è alla quinta edizione.
I due premi (del valore di 5.000 euro ciascuno) erano messi a disposizione da Fondazione Italiana Linfomi Onlus (FIL) e Fondazione Malattie del Sangue Onlus (FMS), con il patrocinio della Rete Ematologica Lombarda (REL), e sono andati alle dottoresse Chiara Pighi e Valeria Romina Spina.
Chiara Pighi, nata a Negrar in provincia di Verona, di 34 anni, ha realizzato la ricerca che ha ottenuto il riconoscimento presso il Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la salute, Università di Torino, e presso il Dipartimento di Patologia, Boston Children’s Hospital and Harvard Medical School, a Boston. La sua ricerca, dal titolo “L’inibizione di PI3Kδ aumenta l’instabilità genomica nelle cellule B” è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature nel 2017. La ricerca riguarda il campo dei linfomi di tipo B, leucemia linfatica cronica e linfoma a cellule del mantello e in particolare alcuni effetti delle principali terapie ad oggi utilizzate su un enzima mutagenico specifico dei linfociti B. Spiega la Dott.ssa Pighi “Nel complesso, abbiamo scoperto un meccanismo mediante il quale alcuni farmaci di nuova generazione aumentano l’instabilità genomica nei linfociti B. Un effetto che dovrebbe esser tenuto in considerazione, visto il trattamento prolungato a cui vengono sottoposti i pazienti con questi nuovi  farmaci”.
Valeria Romina Spina è nata in Argentina, ha 36 anni ed è attualmente ricercatrice presso l’Istituto di Ricerca Oncologica di Bellinzona in Svizzera. La ricerca premiata, pubblicata su Blood, la principale rivista ematologica mondiale nel 2018 con titolo “Il DNA tumorale circolante rivela la genetica, l’evoluzione clonale e la malattia residua nel linfoma di Hodgkin classico” ha avuto come obiettivo quello di aggirare complicate procedure tecniche nell’analisi della biopsia tumorale, utilizzando la “biopsia liquida” come nuova fonte di DNA tumorale per studi di genomica sul linfoma classico di Hodgkin. Spiega la dott.ssa Spina: “Grazie a studi di Next Generation Sequencing fatti su biopsia liquida, abbiamo potuto comprendere la genetica del linfoma di Hodgkin, sia al momento della sua presentazione, sia la sua evoluzione durante la terapia. Questo studio multicentrico, si è avvalso di una vasta rete di collaborazioni nel territorio italiano, che ha permesso di raccogliere e analizzare 80 casi di linfoma classico di Hodgkin alla diagnosi e 32 pazienti refrattari alla terapia. In generale, i nostri risultati hanno mostrato come il ctDNA possa essere usato come nuovo biormarker clinico nello studio del linfoma di Hodgkin classico”.

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I FIL GOOD: musica, arte e ricerca in scena a Roma il prossimo 18 novembre

Possono due mondi apparentemente distanti anni luce come la musica e la ricerca scientifica trovare un denominatore comune?

La risposta è sì!

A fare da trait d’union, in questo caso, è I FIL GOOD, serata a base di musica, arte e voglia di stare insieme organizzata da Claudio Piazza, noto manager romano e da tempo sostenitore FIL.

La serata si terrà a Roma il prossimo 18 novembre nella suggestiva cornice del Lanificio 159, uno dei locali più noti e di tendenza della Capitale.

I FIL GOOD non è solo un evento artistico-musicale, ma anche un’occasione per conoscere le attività e della nostra Fondazione e per sostenere uno dei numerosi progetti di ricerca: un progetto sulla diagnostica dei linfomi aggressivi.

Tanti gli artisti della scena musicale romana che prenderanno parte all’evento: sui nomi, però, al momento l’organizzazione ha “imposto” il più totale riserbo per creare un po’ di suspense.

L’appuntamento è fissato per le 18.30: la serata musicale, infatti, sarà preceduta da un aperi-cena e corredato da una mostra fotografica sul tema della solidarietà a cura del Collettivo Kune, composto dai fotografi Francesca Napoli, Chiara Mele, Pietro Carlino e Luigia Bersani, di cui trovate un’anteprima qui.

Per prenotare la partecipazione alla serata basta cliccare su questo link: la donazione minima è di 20 euro a persona e comprende anche il costo dell’aperitivo.

Novità ed aggiornamenti sulla serata sono disponibili sulla pagina Facebook dell’evento.

Per chi si trovasse a Roma o per chi volesse godersi un weekend nella Capitale un’occasione da non perdere.

Ricapitolando: l’evento si terrà il prossimo 18 novembre a Roma nella presso il Lanificio 159, Via Pietralata 159.

Un sentito grazie va a Claudio Piazza da parte di tutta la Fondazione Italiana Linfomi.

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Migrazione sanitaria: un fenomeno dalle implicazioni umane prima che economiche

La Costituzione italiana sancisce il diritto alla salute per ogni individuo.

L’articolo 32 così recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

Il diritto del cittadino di ricevere cure a carico del sistema sanitario si estende, dunque, oltre il luogo di residenza o di affiliazione all’ente locale competente.
La possibilità di usufruire di cure adeguate al di fuori del territorio in cui si risiede o al contrario la mancanza di strutture specializzate nelle vicinanze dà origine al cosiddetto fenomeno della “migrazione sanitaria”.

Sebbene, da un lato, tale fenomeno consente a tutti i cittadini di potersi curare senza limitazioni di carattere geografico, amministrativo o di altro genere, dall’altro, ha inevitabili ricadute sia in termini economici (il flusso dei fondi tra ente di affiliazione del paziente che sceglie di curarsi altrove ed ente che materialmente eroga la prestazione sanitaria), sia in termini di qualità del percorso terapeutico, la quale dovrebbe essere omogenea sull’intero territorio nazionale.

In quest’ottica la migrazione sanitaria è, anche e soprattutto, lo specchio delle difficoltà, talvolta insostenibili, che i pazienti possono incontrare nel proprio percorso di cura.
Secondo la ricerca “Migrare per Curarsi”, commissionata da Casa Amica Onlus al Censis, in Italia sarebbero ben 750.000 ogni anno i ricoveri “fuori regione”. A questo numero vanno aggiunte le 650.000 persone che si spostano per accompagnare i pazienti a curarsi.

I motivi di questi ingenti spostamenti sono molteplici, tra i principali vi sono:

– la necessità di raggiungere poli ospedalieri altamente specializzati
– l’impossibilità di ricevere determinati tipi di cure nella propria regione
– liste d’attesa eccessivamente lunghe.

La nostra Fondazione si è da sempre posta il problema di affrontare in modo efficace il tema della migrazione sanitaria nella cura dei linfomi tanto da metterlo tra i punti all’ordine del giorno dell’ultima Plenaria tenutasi a Brescia.

Interpellato sul tema, così si è espresso il Dott. Michele Spina, Presidente della Fondazione: “Il lavoro della FIL permette di attivare protocolli su tutto il territorio nazionale in modo tale da offrire una omogeneità di trattamento in tutte le aree del Paese limitando così il fenomeno della migrazione sanitaria dal Sud al Nord Italia. La possibilità di curarsi in strutture di livello vicino casa rappresenta un enorme vantaggio per i pazienti e le loro famiglie”.

Un aiuto concreto, dunque, a persone che stanno già affrontando un percorso complesso e faticoso, che non hanno certo bisogno di ulteriori difficoltà, dato che lo spostamento incide profondamente in termini umani, logistici ed economici.

L’attività di FIL non può, però, prescindere dall’aiuto di tutti.
Numerose sono le modalità che abbiamo messo a disposizione di privati ed imprese per poter supportare la nostra mission.

Se desideri contribuire puoi effettuare una donazione scegliendo il metodo più adatto alle tue esigenze tra quelli che trovi a questo link.

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Il 15 settembre è la Giornata Mondiale della consapevolezza sul linfoma

In tutto il mondo in ambito medico – scientifico il mese di settembre è dedicato alla sensibilizzazione sui linfomi, e in particolare il 15 settembre si celebra la Giornata Mondiale della consapevolezza sul linfoma, una occasione importante anche per diffondere informazioni sulle attività condotte dalla Fondazione Italiana Linfomi sia in termini di divulgazione, che di ricerca scientifica e innovazione terapeutica su queste patologie, che in Italia affliggono circa 150 mila persone. Fondazione Italiana Linfomi Onlus porta avanti una serie di iniziative per diffondere informazioni e conoscenza sulla malattia e i percorsi di cura, ma anche per sostenere importanti progetti di ricerca con l’obiettivo di migliorare le terapie e renderle sempre più efficaci.

Oggi è possibile affermare che può guarire fino all’80% dei pazienti affetti da linfoma di Hodgkin e circa il 60% dei linfomi non-Hodgkin. La ricerca su queste patologie però deve essere costantemente sostenuta per compiere ulteriori passi avanti. Solo per citare le azioni promosse da FIL negli ultimi mesi, sono stati attivati due bandi per sostenere giovani ricercatori, e consentire in questo modo di far progredire gli studi sui Linfomi. Bandi che vedono importanti collaborazioni con altre realtà che operano nella ricerca a livello nazionale. Inoltre è stato finanziato dalla Fondazione CRT di Torino il secondo stralcio per l’allestimento di una “Biobanca”, che avrà un ruolo di rilievo per la ricerca mettendo a disposizione dei ricercatori i dati raccolti attraverso migliaia di campioni biologici. 

Per portare avanti queste azioni, FIL coinvolge 153 centri italiani tra ospedali, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, aziende sanitarie locali, centri universitari.
Un’altra attività molto importante a cui la Fondazione collabora è il Gruppo AIL Pazienti Linfomi grazie alla partnership con l’Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e mieloma Onlus (AIL). Il gruppo ha come obiettivo fondamentale il mutuo aiuto tra pazienti, il loro aggiornamento sulle innovazioni terapeutiche, e promuovere iniziative sociali. Il Gruppo è formato esclusivamente da pazienti e familiari per condividere esperienze, affrontare problematiche comuni ed essere sempre aggiornati sugli sviluppi terapeutici e scientifici in atto.
Tutte le azioni realizzate dalla Fondazione Italiana Linfomi vengono divulgate attraverso diversi canali di comunicazione, a partire dal sito www.filinf.it, i canali social (Facebook, Twitter, YouTube), le newsletter e i comunicati stampa diffusi alle testate generalità e del settore medico – scientifico.
È poi possibile contattare la Fondazione al numero 0131 206132.

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