Coronavirus: misure di prevenzione

In considerazione dell’emergenza sanitaria in atto a causa dell’individuazione di focolai di Coronavirus  in Italia, la Fondazione Italiana Linfomi Onlus sottolinea quanto sia importante per i pazienti in trattamento o che lo abbiano completato da poco fare riferimento solo alle comunicazioni provenienti da fonti istituzionali (Ministero della Salute, Regioni, Protezione Civile) ed affidarsi per qualsiasi dubbio o domanda specifica al proprio centro Onco-Ematologico di riferimento evitando di intraprendere azioni in autogestione.

Le misure attuate dalle Regioni coinvolte hanno lo scopo di contenere la diffusione del virus.

Di seguito riportiamo le misure di protezione personale suggerite dal Ministero della Salute, che sono particolarmente indicate per i pazienti affetti da malattia linfoproliferativa in corso di trattamento:

  • lavarsi spesso le mani (almeno 20 secondi) con acqua e sapone o con soluzioni a base di alcol per eliminare il virus dalle tue mani
  • ove possibile evitare luoghi di grande assembramento di persone e, se proprio inevitabile, utilizzare dispositivi di protezione individuale (mascherine)
  • mantenere una certa distanza – almeno un metro – dalle altre persone, in particolare quando tossiscono o starnutiscono o se hanno la febbre, perché il virus è contenuto nelle goccioline di saliva e può essere trasmesso col respiro a distanza ravvicinata
  • evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani. Il virus si trasmette principalmente per via respiratoria, ma può entrare nel corpo anche attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evitare di toccarli con le mani non ben lavate. Le mani, infatti, possono venire a contatto con superfici contaminate dal virus e trasmetterlo al corpo.
  • Se si ha un’infezione respiratoria acuta, evitare contatti ravvicinati con le altre persone, tossire all’interno del gomito o di un fazzoletto, preferibilmente monouso, indossare una mascherina e lavarsi le mani. Se ci si copre la bocca con le mani si potrebbe contaminare oggetti o persone con cui si viene a contatto.
  • Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico
  • Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
  • Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malati o si assistono persone malate
  • I prodotti Made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi
  • Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo Coronavirus

 

 

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I risultati della ricerca scientifica FIL all’ASH

Dal 7 al 10 dicembre si è svolto ad Orlando in Florida il 61esimo Congresso dell’American Society of Hematology (ASH), il convegno mondiale di ematologia che ha riunito oltre 25.000 medici provenienti da tutto il mondo.

La Fondazione Italiana Linfomi ha partecipato con tre presentazioni orali e due poster scientifici su diversi studi condotti in questi anni condividendone i risultati ottenuti.

Il primo intervento è stato a cura del Prof. Alessandro Pulsoni, ematologo presso l’Università La Sapienza di Roma.  La presentazione riguardava i primi risultati relativi allo studio FIL_Mirò sul trattamento dei Linfomi follicolari a stadio localizzato con radioterapia locale ed immunoterapia con Ofatumumab guidata dalla biologia molecolare. I risultati mostrano che la radioterapia non è in grado di eradicare la malattia in tutti i pazienti, poiché in oltre la metà di essi la biologia molecolare indica la presenza di malattia minima residua. Il trattamento con l’anticorpo monoclonale anti-CD20 è in grado di eliminare la malattia residua in oltre il 90% dei casi. La strategia di trattamento con immunoterapia di casi con malattia residua dopo radioterapia ha pertanto un solido razionale, l’ulteriore osservazione nel tempo consentirà di valutarne l’efficacia clinica.

La seconda presentazione orale è stata a cura del dott. Andrés J.M. Ferreri, ematologo presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Sono stati mostrati i risultati dello studio internazionale MARIETTA, promosso dall’International Extranodal Lymphoma Study Group (IELSG) con il coordinamento della Fondazione Italiana Linfomi per i centri italiani. Lo studio, che ha coinvolto 24 centri oncoematologici tra Italia, Regno Unito, Olanda e Svizzera, ha valutato l’efficacia e la tolleranza di uno schema di chemioimmunoterapia intensificata supportata da un trapianto di cellule staminali autologhe per il trattamento dei linfomi diffusi a grandi cellule B che hanno raggiunto il sistema nervoso centrale. Lo schema terapeutico utilizzato ha portato ad un miglioramento del 20% della sopravvivenza libera da progressione di questi pazienti (a 2 anni di follow up è migliorata dal 44% – dato riportato dagli studi precedenti – al 64% osservata nello studio MARIETTA). Il programma terapeutico proposto dallo studio MARIETTA è senza dubbio un passo avanti rilevante nel trattamento dei pazienti affetti da linfoma secondario del sistema nervoso centrale e rappresenta la base sulla quale verranno inseriti nuovi farmaci e strategie terapeutiche in studi futuri. La cooperazione internazionale sarà fondamentale per raggiungere ulteriori miglioramenti nella cura di questa patologia e la Fondazione Italiana Linfomi certamente giocherà un ruolo centrale negli studi futuri in questo ambito.

La terza presentazione è stata a cura del dott. Michele Spina, ematologo presso il Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. La presentazione riguardava lo studio FIL “Elderly Project” finalizzato a cambiare l’approccio terapeutico dei pazienti anziani affetti da linfoma non Hodgkin. Sono stati raccolti dati su oltre 1350 pazienti oltre i 65 anni affetti da linfoma non-Hodgkin diffuso a grandi cellule B. I ricercatori hanno selezionato i pazienti valutandoli non solo per l’età (come si  è fatto finora) ma applicando le scale di valutazione geriatrica che hanno permesso di stratificare i pazienti in base alle loro capacità di essere autonomi nelle loro funzioni primarie (nel mangiare, vestirsi, lavarsi), nelle funzioni di relazioni (capacità di prendere in autonomia le medicine, di gestire la casa, usare il telefono ecc) e alla presenza di altre gravi patologie ( es cardiache, ipertensione, diabete) ricavandone così 3 gruppi: i pazienti FIT, gli UNFIT e i Fragili, dimostrando che la sopravvivenza dei tre gruppi diminuisce in modo significativo passando dai primi (FIT) ai terzi (Fragili). La novità del progetto consiste nell’aver creato un nuovo punteggio basato non solo sull’età, il tipo di linfoma e la presenza di altre patologie ma anche sulla capacità di autonomia del paziente nelle funzioni primarie e relazionali. Grazie all’integrazione di tutti questi parametri si potranno ridisegnare i criteri di inserimento dei pazienti anziani nei trials clinici.

I poster scientifici targati FIL presentati durante l’ASH sono quello della dott.ssa Annalisa Chiappella, ematologa presso l’lstituto Nazionale Tumori di Milano, sui risultati preliminari dello studio FIL_VERAL12 riguardante i pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule recidivato/refrattario e quello dello studio FIL_ReRi del dott. Guido Gini ematologo presso gli Ospedali Riuniti di Ancona riguardante il trattamento con Lenalidomide + Rituximab nei pazienti anziani con linfoma diffuso a grandi cellule.

Grazie a questi contributi scientifici presentati in un ambito di assoluto prestigio come l’ASH la Fondazione ribadisce la sua importanza internazionale nella ricerca sui linfomi.

 

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Premiati i vincitori del Bando Giovani Ricercatori e del Premio Brusamolino

Lotta ai tumori: la Fondazione italiana linfomi investe sugli under 40 e sulla personalizzazione delle cure

A Rimini, nell’ambito della Riunione nazionale annuale, la FIL premia la ricerca più innovativa: l’oncologia di precisione e la bioinformatica al servizio della previsione della risposta del singolo paziente alla cura. Questa la direzione della lotta ai linfomi, che rappresentano la prima forma di patologia oncoematologica, con un’incidenza in crescita negli ultimi vent’anni, ma che oggi grazie ai progressi della ricerca fanno registrare un importante aumento della sopravvivenza, per cui complessivamente con terapie appropriate un paziente su due guarisce.

A Rimini nell’ambito dell’appuntamento annuale della Fondazione Italiana Linfomi, in cui si fa il punto sullo stato dell’arte della ricerca nel campo, sono stati premiati tre progetti targati under 40. Obiettivo comune tra i lavori premiati è la personalizzazione della cura: in tutti i casi i giovani ricercatori intendono mettere a fuoco le cause delle mancate risposte alle cure standard o delle recidive precoci, per programmare fin dall’inizio le cure in modo mirato, aumentando l’aspettativa di vita del paziente ed evitando l’impatto importante di terapie inefficaci.

Ad aggiudicarsi i 100.000 euro destinati al progetto vincitore del Bando giovani ricercatori è MANTLE FIRST BIO, lo studio di Francesca Maria Quaglia, ematologa e dottoranda a Verona, capofila di un lavoro finalizzato a identificare le cause biologiche della resistenza alla terapia nei casi di linfoma mantellare, permettendo così di personalizzare le cure, nell’ambito di una patologia specifica che rappresenta il 6% dei casi del linfoma non Hodgkin ed è una tipologia aggressiva, ad oggi senza possibilità di guarigione, che però negli ultimi trent’anni, grazie agli importanti traguardi della ricerca scientifica, ha visto raddoppiare la sopravvivenza, portandola all’83% nei tre anni successivi alla terapia e a un valore medio di 7,3 anni.

“Quest’anno i progetti presentati nei nostri bandi sono stati tutti di elevatissima qualità” commenta il presidente della Fondazione Italiana Linfomi, dott. Michele Spina. “Tanto che è stato davvero difficile scegliere. Questo dimostra l’altissimo livello della ricerca italiana, che va assolutamente sostenuta e incoraggiata, come la FIL fa da anni”.

Vincitori delle due borse messe in palio dal premio Brusamolino sono Domenico Albano e Maria Carmela Vegliante, le cui ricerche sono sostenute con due borse di 5000 euro ciascuna. Domenico Albano, classe 1987, medico nucleare, neospecialista a Brescia, studia il ruolo della Pet nella predizione della risposta della terapia nel caso del linfoma di Burkitt, tipologia altamente aggressiva con elevato rischio di recidiva e di progressione di malattia. L’obiettivo è stratificare la casistica dei pazienti e della loro risposta alle terapie, anche grazie a metodologie informatiche di elaborazione dei dati.

Maria Carmela Vegliante, classe ’82, biotecnologa, lavora sull’espressione genica che studia il microambiente nel caso del linfoma diffuso a grandi cellule, la tipologia più frequente tra i linfomi aggressivi, di cui rappresenta il 25-30% dei casi. La ricerca, che nasce da una collaborazione tra l’Unità di Ematologia e Terapia Cellulare dell’IRCCS di Bari e la Struttura di Diagnosi Emolinfopatologica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, utilizza metodiche computazionali innovative per elaborare un modello di rischio applicabile alla predizione della risposta alla terapia e quindi orientare fin da subito la cura, evitando l’impatto invasivo delle terapie standard, qualora si preveda che queste siano inefficaci.

“Questi premi rappresentano perfettamente la mission della Fondazione Italiana Linfomi, che lavora da anni per migliorare gli standard terapeutici dei pazienti, portando a casa tanti traguardi scientifici, con ricadute fondamentali dal punto di vista clinico”,  conclude il vicepresidente della FIL Francesco Merli.

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Due nuovi casi di linfoma ogni ora, servono fondi per la ricerca

A Rimini dal 14 al 16 novembre la 10° edizione del suo annuale appuntamento con la ricerca

In attesa della prossima Riunione Nazionale annuale, che si terrà a Rimini dal 14 al 16 novembre, la FIL (Fondazione Italiana Linfomi Onlus) ricorda l’importanza della raccolta fondi “Chi ricerca, ama – Insieme contro i linfomi” a sostegno della lotta alla patologia onco-ematologica più diffusa in Italia.

La ricerca è l’arma più efficace nella lotta al linfoma, una tipologia di tumore che conta due nuovi diagnosi ogni ora e che nel 2018 in Italia ha registrato oltre 15.900 nuovi pazienti.

“Grazie alla ricerca scientifica si possono fare dei passi enormi da un punto di vista terapeutico – afferma il presidente della Fondazione Italiana Linfomi, il dott. Michele Spina – lo dimostrano i grandi traguardi ottenuti in nove anni di attività della FIL, che fino ad oggi ha portato avanti oltre ottanta studi clinici, undici commissioni scientifiche e più di mille pazienti arruolati nei progetti di ricerca solo nel 2018”.

A dimostrazione del valore degli progetti di ricerca, in occasione della Riunione Nazionale FIL, a Rimini due giovani ricercatori riceveranno 5.000 euro per il “Premio Ercole Brusamolino”, messi in palio dalla Fondazione Italiana Linfomi e dalla Fondazione Malattie del Sangue di Milano, e un giovane ricercatore sarà premiato con 100.000 euro per un innovativo progetto di 3 anni finanziato in modo congiunto dalla Fondazione Giulia Maramotti, la Fondazione Italiana Linfomi e la Fondazione Grade di Reggio Emilia.

A meno di un mese dalla tre giorni di Rimini, in cui si farà un bilancio dei traguardi raggiunti ma anche delle nuove sfide da affrontare nelle terapie, la Fondazione Italiana Linfomi ricorda l’importanza del sostegno alla lotta contro i tumori del sistema linfatico, che quotidianamente permette di effettuare diagnosi più accurate, di garantire terapie mirate ai pazienti e di lavorare per il miglioramento della qualità delle cure e della qualità della vita. Il tutto assicurando ai donatori sempre la massima trasparenza, permettendogli di scegliere specificamente cosa finanziare.

“É proprio grazie alle donazioni dei privati – continua il Presidente Michele Spina – che in questi anni la Fondazione è cresciuta, arrivando a contare ben 153 centri FIL in tutta Italia, portando a termine percorsi di ricerca importanti con risvolti concreti, come la messa a punto di una strategia terapeutica personalizzata del linfoma di Hodgkin, un trattamento per pazienti affetti da linfoma follicolare o una cura sperimentale per pazienti anziani affetti da Linfoma a grandi cellule. Le realizzazioni di questi progetti rappresentano per noi delle tappe importanti di un percorso, che deve ancora fare molta strada per sconfiggere il linfoma”.

 

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Simone Ferrero premiato al Gilead Fellowship Program

Il 15 ottobre il dott. Simone Ferrero della Divisione di Ematologia dell’Università di Torino è stato premiato per il suo progetto FIL sul linfoma mantellare. Lo studio “Ricostituzione immunologica del patrimonio B linfocitario e valutazione della malattia minima residua dopo trapianto autologo di cellule staminali in pazienti affetti da linfoma mantellare” è risultato vincitore del Gilead Fellowship Program 2019 nella sezione Oncoematologia. Il bando destinato a sostenere l’ideazione e la realizzazione di progetti scientifici e sociali finalizzati a migliorare la qualità di vita dei pazienti ha erogato un finanziamento a favore del progetto di 25.000 €.

L’obiettivo dello studio è un’attenta analisi dell’efficienza del sistema immunitario del paziente e della malattia minima residua, ovvero la persistenza anche minima del clone B tumorale. Grazie all’utilizzo di tecniche di nuova generazione (NGS) ora è possibile studiare nello stesso esperimento la persistenza del clone B tumorale del linfoma e il quadro immunitario fisiologico del paziente pre e durante la terapia. Le NGS permettono, quindi, di studiare da subito la risposta al trattamento in corso e l’efficienza del recupero immunitario del paziente. In particolare, saranno analizzati i dati relativi ai pazienti che ricevano la terapia con Lenalidomine (farmaco antitumorale), in termini di recupero della funzionalità immunologica dopo il trapianto autologo.

Il progetto avrà una durata di 12 mesi e permetterà di analizzare i dati di circa 200 pazienti arruolati nello studio FIL_MCL0208.

Lo studio è possibile grazie alla collaborazione tra FIL, il Laboratorio di Biologia Molecolare della Divisione di Ematologia Universitaria di Torino e il Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino.

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Uno spettacolo per la ricerca

Giovedì 14 novembre al Teatro degli Atti di Rimini alle ore 21.00 sarà rappresentato lo spettacolo teatrale “Life…quando la malattia si racconta attraverso l’arte” a favore della Fondazione Italiana Linfomi Onlus.

Serena poco dopo i 20 anni scopre di avere un linfoma di Hodgkin. Dopo diversi cicli di chemioterapia e radioterapia guarisce e sente di dover raccontare la sua storia. Scrive il libro “Marinai di terra ferma” facendosi portavoce di coloro che ogni giorno combattono contro questa malattia. Decide, inoltre, di voler raccontare la sua storia attraverso il teatro scrivendo, dirigendo e recitando in “Life…quando la malattia si racconta attraverso l’arte”. La trama segue l’esperienza di Serena De Matteis: la diagnosi, le terapie, le difficoltà vissute e la guarigione. Un racconto che sottolinea l’importanza di non abbattersi e continuare a cercare un confronto con sé stessi.

I biglietti dello spettacolo saranno ad offerta libera e il ricavato dell’evento sarà devoluto alla Fondazione Italiana Linfomi Onlus. I proventi saranno destinati a finanziare progetti di ricerca traslazionale su linfomi recidivati e refrattari.

Riguardo allo spettacolo Serena De Matteis commenta:
Ho deciso di raccontare la mia storia attraverso un intreccio di vari linguaggi artistici perché credo che anche il teatro rappresenti uno strumento importante con cui comunicare esperienze di vita a confronto con la malattia ed intraprendere dei percorsi terapeutici di rielaborazione introspettiva. La passione per il teatro in aggiunta alla mia missione come ricercatrice ha dato vita a “Life”. Il mio impegno, prima come autrice del libro “Marinai di terra ferma” e poi come direttore artistico dello spettacolo “Life” servirà a garantire ulteriormente la realizzazione di progetti di ricerca traslazionale sui linfomi recidivati/refrattari.

Il Presidente della FIL, Michele Spina commenta:
“Ringrazio Serena per aver donato alla FIL i diritti del suo libro, ora uno spettacolo teatrale, che potrà aiutare coloro che intraprendono o hanno intrapreso un cammino difficile come quello della lotta contro il linfoma a sopportare meglio le sofferenze e a trovare speranza nelle sue parole”.

Locandina spettacolo

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Conosciamo i centri FIL – Ematologia “Seragnoli” di Bologna

Continua il giro dei centri della Fondazione Italiana Linfomi che in Italia aderiscono a FIL (sono più di 150) per dedicarsi alla ricerca sui linfomi, le terapie e migliorare la qualità di vita dei pazienti. Una grande rete che rappresenta l’elemento distintivo e qualificante della Fondazione.

Oggi vi presentiamo l’Istituto di Ematologia “Seragnoli” del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna attraverso le parole del Dr. Pier Luigi Zinzani:

“Da ex presidente della Fondazione Italiana Linfomi riconosco nell’ente lo strumento adeguato a ottimizzare la ricerca clinica nei linfomi in Italia. Avere un centro di ricerca legato alla FIL da la possibilità ai nostri pazienti di essere inseriti in protocolli sperimentali in grado di cambiare la loro vita.”

L’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna Policlinico S. Orsola – Malpighi è un ospedale che risale al 1592 ed è sede della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. L’Istituto di Ematologia si dedica alle diagnosi delle patologie ematologiche ed onco-ematologiche, all’assistenza ed al trattamento dei pazienti che ne sono affetti e che hanno superato i dodici anni di età. La struttura si pone come modello di riferimento a livello nazionale e internazionale per l’elevata competenza e attenzione dei medici verso i pazienti.

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Riunione plenaria FIL 2019

Ogni anno i soci FIL si riuniscono per confrontarsi ed esporre le attività della Fondazione in occasione della Riunione Plenaria. Quest’anno la Riunione si terrà a Rimini dal 14 al 16 novembre presso l’Hotel Savoia. Nel corso delle tre giornate ogni Commissione Scientifica fa il punto della situazione presentando le attività svolte durante l’anno precedente, lo stato di avanzamento degli studi, i risultati raggiunti e i progetti per il futuro. Tra una sessione e l’altra sono previste letture di approfondimento sui farmaci utilizzati nella cura dei linfomi.

Giovedì 14 novembre verranno presentate la Commissione Linfoma di Hodgkin, la Commissione Linfomi Cutanei e la Commissione Lungosopravviventi – Comorbidità.

Venerdì 15 novembre saranno trattate le attività della Commissione Studi Biologici, della Commissione Patologi, della Commissione Anziani, della Commissione Linfomi Indolenti e della Commissione Linfomi T. In giornata saranno premiati il vincitore del Bando Giovani Ricercatori 2019 (un bando da 100.000 € desinato a un innovativo progetto di ricerca sui linfomi ideato e condotto da un ricercatore sotto i 40 anni) e i due vincitori del Premio in memoria del dott. Ercole Brusamolino (un finanziamento da 5.000 € per singolo premio destinato a un biologo e un medico per due pubblicazioni rilevanti rispettivamente sulla clinica e biologia dei linfomi). Successivamente ci sarà una breve presentazione delle attività svolte dal Gruppo pazienti AIL-FIL durante l’anno.

Sabato 16 novembre saranno presentate la Commissione Imaging, la Commissione Radioterapia, la Commissione Linfomi Aggressivi.

Quest’anno inoltre si terranno le elezioni del Presidente che ricoprirà la carica nel biennio 2022-2023.

La Riunione Plenaria è un momento istituzionale molto importante per la Fondazione poiché riunisce coloro che collaborano alle attività della FIL creando un’occasione di confronto e collaborazione tra gli addetti ai lavori.

 

Per consultare il programma completo della Riunione plenaria FIL:

Programma Riunione Plenaria FIL

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38.000 € per uno studio sul linfoma mantellare

La Fondazione Italiana Linfomi ha ricevuto un finanziamento pari a 38.000 € dalla Provincia Autonoma di Bolzano per lo studio clinico FIL_MCL0208 sul linfoma mantellare, attivo dal 2010 con centro coordinatore la Divisione di Ematologia e T.M.O. di Bolzano.

Negli anni la sperimentazione ha coinvolto circa 300 pazienti provenienti da tutta Italia con lo scopo di valutare l’efficacia della terapia di mantenimento con lenalidomide (farmaco antitumorale) dopo i cicli di chemioterapia su adulti affetti da linfoma mantellare. Il finanziamento di 38.000 € da parte dalla Provincia Autonoma di Bolzano permetterà di riesaminare le analisi PET/TAC a cui i pazienti si sono sottoposti regolarmente durante il trattamento. Questa revisione effettuata da un gruppo di esperti in medicina nucleare permetterà di valutare il ruolo di questi esami per la definizione della stadiazione della malattia, della risposta al trattamento e della prognosi.

Il Coordinatore Scientifico dello studio FIL_MCL0208 è il Dott. Sergio Cortelazzo che commenta:
“Il contributo economico dell”Assessorato alla Sanità della Provincia di Bolzano allo studio PET FIL_MCL0208 dimostra una sua grande sensibilità per la ricerca e la innovazione in ambito biomedico. Mi auguro che questo sia solo un primo passo nella direzione di una fattiva collaborazione tra le istituzioni sanitarie di Bolzano e la FIL.”

Riguardo al contributo ricevuto dalla Provincia Autonoma di Bolzano per promuovere lo studio, il Presidente FIL Dott. Michele Spina commenta:
“Ringrazio la Provincia di Bolzano per l’interesse concreto dimostrato nei confronti del nostro progetto. Grazie a questo contributo la FIL potrà approfondire aspetti importanti riguardanti la valutazione del linfoma con ricadute concrete nella pratica clinica”.

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La FIL al Congresso Nazionale della SIE

Dal 7 al 9 ottobre si è tenuta a Roma la 47° edizione del Congresso Nazionale SIE (Società Italiana di Ematologia). L’evento, molto partecipato dagli ematologi italiani, ha permesso di fare il punto sulle ricerche scientifiche svolte a livello nazionale sulle principali patologie ematologiche.

Le tre giornate congressuali sono state caratterizzate da una modalità interattiva nel corso delle sessioni di comunicazione orale e poster e, come sempre, una parte rilevante del programma ha riguardato l’ematologia oncologica (leucemie, linfomi, mielomi). In questo contesto la FIL ha contribuito con cinque comunicazioni orali e tre poster inerenti studi clinici promossi della Fondazione.

Elderly Project è uno studio osservazionale prospettico che ha coinvolto oltre 1300 pazienti anziani affetti da linfoma diffuso a grandi cellule. Il progetto ha confermato l’utilità di una valutazione del paziente mediante il Comprehensive Geriatric Assessment prima di iniziare la chemioterapia. E’ stato fra i dodici contributi scientifici selezionati per l’esposizione in sessione plenaria: i risultati sono stati presentati dal dr Francesco Merli.

La dott.ssa Pina Cabras ha illustrato, invece, i dati conclusivi dello studio DLCL10 sull’importanza della radioterapia di consolidamento erogata in base alla risposta PET al termine della chemioterapia nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B a basso rischio prognostico.

Nell’ambito della sessione orale sui Linfomi di Hodgkin sono stati mostrati dalla dott.ssa Miriam Marangon incoraggianti risultati relativi allo studio BBV di fase II che prevedeva l’impiego del brentuximab vedotin (farmaco antitumorale) su pazienti anziani alla prima recidiva o refrattari alla prima linea di trattamento.

La dott.ssa Irene De Francesco ha presentato i dati ricavati dallo studio osservazionale prospettico sui linfomi indolenti (NF10) che dimostrano come il tempo alla progressione sia un fattore predittivo della sopravvivenza nei linfomi marginali.

I dati preliminari dello studio PTCL13 sull’efficacia del trattamento basato sulla combinazione dello schema di chemioterapia CHOEP con la romidepsina nei linfomi a cellule T periferiche sono stati oggetto della comunicazione orale della dott.ssa Annalisa Chiappella.

I poster riguardavano tre differenti survey:
una valutazione a livello nazionale del rischio di coinvolgimento del sistema centrale in pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B;
un sondaggio rivolto a pazienti lungoviventi al fine di valutare la gestione clinica nei centri;
uno studio sul ruolo della profilassi del sistema nervoso centrale e della radioterapia dei linfomi testicolari.
I tre poster erano presentati rispettivamente dal dr. Guido Gini, dalla dott.ssa Carla Minoia e dalla dott.ssa Annalisa Chiappella.

“Sono molto soddisfatto del contributo della FIL al congresso della Società Italiana di Ematologia” – ha commentato il Presidente della FIL dottor Michele Spina – “e che uno studio della Fondazione, Elderly Project, abbia avuto l’onore di essere selezionato fra le comunicazioni per la plenaria. Il valore scientifico delle presentazioni e la provenienza dei relatori da centri sparsi su tutto il territorio nazionale conferma quanto la FIL sia radicata nelle Ematologie italiane e la tradizione di grande valore espressa da quanti, ematologi ed oncologi, si occupano di linfomi in Italia. Di tale qualità confidiamo di avere un riscontro anche a livello internazionale al prossimo congresso della American Society of Hematology di Dicembre ad Orlando, dove la FIL sarà presente con diversi contributi”.

Programma SIE

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